Era nata
con la matita in mano. I suoi primi
disegni
risalgono al 1918, quando Anna Marongiu ha appena undici
anni e incomincia a raccontare per immagini la storia
degli antichi romani. Su fogli quadrettati, rigorosamente
datati e firmati, sfila un mondo di eroi miniaturizzati.
Muzio Scevola è un omino che sacrifica la sua mano
dinnanzi a un incredulo e minuscolo Porsenna;
l'imperatore Augusto è un bambolotto imperioso che dal
suo letto di morte chiede ai suoi - una piccola schiera
di bambini piagnucolanti - se abbia ben rappresentato la
commedia della vita.
Ed è la commedia della vita che la piccola Anna
rappresenta con freschezza di segno e di spirito
anticonformista, raro per l'età; quello spirito
dissacrante che non l'abbandonerà mai e che non apprende
dai libri.
Questi primi
disegni
sono già rivelatori della sua straordinaria capacità di illustratrice.
La sua matita ribelle coglie il lato
umoristico del quotidiano in un crescendo ricco di
creatività.
Nascono nel 1926 le
tavole illustrative de "I Promessi Sposi" a cui faranno seguito le
duecentocinquantacinque illustrazioni di uno dei
capolavori di Dickens: "Il circolo Pickwick", visibili presso il Dickens
House Museum di Londra a cui sono state donate dagli
eredi, in attesa che l'opera abbia la pubblicazione che merita.
Se nell'illustrazione la Marongiu è da annoverare
tra le figure più rappresentative del nostro Novecento,
non meno importante è la sua produzione nel campo
dell'incisione. Qui il suo humour e il suo elegante e
personalissimo segno trovano la loro naturale
espressione. Soprattutto nell'acquaforte l'artista ha modo
di dare voce al suo innato lirismo e alla sua grafia
diventata nel tempo raffinatissima.
Partita
dall'osservazione del paesaggio della natia terra, con
"Il sentiero petroso" del 1932 - una rara
acquaforte che contiene già in sé tutti gli elementi
della futura iconografia - la Marongiu rivolge
l'attenzione al particolare come rivelatore di uno stato
d'animo e di un sentimento del tempo che l'artista
esprimerà soprattutto nelle vedute di Cagliari. Sono gli
angoli più nascosti e carichi di memorie del Castello
della sua città natale ad essere al centro della sua
sensibilità. Qui la raffinatezza del segno raggiunge la
sua più alta espressione, in un linguaggio volto ad
esaltare la luce e la penombra delle architetture di una
splendida città mediterranea, ricca di solarità e di
colore.
Laddove le
"ruine" del tempo possono involgere perfino le
memorie del visibile, le acqueforti della Marongiu su
Cagliari rimangono testimonianza di un sito di
straordinaria bellezza e ricordo di un tempo passato
quando l'opera costruttiva dell'uomo incuteva rispetto e
ammirazione.
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